PARERE SULL’AMMISSIBILITÀ DEL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO NEL CASO DI IMPUGNAZIONE DI SENTENZA CIVILE DA PARTE DEL SOCCOMBENTE. A cura di Felice Maria Spirito. Nuova Temi Ciociara, Anno XV – Numero 29 • 2017.

In materia di patrocinio a spese dello Stato, è insorta questione sulla interpretazione del combinato disposto degli artt. 75 e 120 del D.P.R. 30.5.2002 n.15 (T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia). L’art. 75 del citato D.P.R. recita: “1. L’ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse.

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LAVORO COOPERATIVO E TUTELE EX ART. 18. A cura di Maria Rosaria Galella. Nuova Temi Ciociara, Anno XV – Numero 29 • 2017

Nel complesso quadro normativo risultante dalla modifica della L. 142/2001 ad opera della L. 30/2003, con l’effetto di precludere l’applicazione dell’art. 18 st. lav.  e di tutto l’apparato normativo formale, causale e rimediale del licenziamento, una recente decisione adottata dal Tribunale di Perugia, sezione lavoro (ord. 17 ottobre 2016, est. Medoro) si presta ad un’attenta riflessione.

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IL CONFLITTO DI INTERESSI NELL’ADUNANZA DEI CREDITORI a Cura di Andrea Petteruti, Attilio William Simonelli. Nuova Temi Ciociara, Anno XV – Numero 29 • 2017

  1. Riferimenti normativi.

Come è noto, il legislatore è intervenuto per ben due volte a modificare il testo del comma 5 (poi divenuto 4) dell’art. 177 L.F.: dapprima, introducendo il divieto di voto per il coniuge del debitore, i suoi parenti ed affini fino al quarto grado, nonché per i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato (D.L. 14 marzo 2005, n. 35, e D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e, successivamente, estendendo detto divieto alla società che controlla la società debitrice, alle società da questa controllate ed a quelle sottoposte a comune controllo, nonché ai cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima del deposito della proposta di concordato (D.L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla Legge 06 agosto 2015, n. 132).

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ÉLITES, POPULISMO, DEMOCRAZIA LIBERALE E MAFIOSA. A cura di Giovanni Cofrancesco. Nuova Temi Ciociara, Anno XV – Numero 29 • 2017

  1. Il crescente scollamento tra élites e popolazioni nelle democrazie occidentali: il populismo quale reazione al politically correct. Due recenti dissenting opinion in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Il referendum con il quale nello scorso mese di giugno i cittadini britannici si sono espressi per l’uscita del loro Paese dall’Unione europea, referendum avente un valore formalmente consultivo, ma di fatto vincolante per le scelte politiche secondo le concezioni anglosassoni, ha provocato una sorta di terremoto culturale dal momento che ha rovesciato una delle affermazioni più radicate nei gruppi dirigenti europei: quella secondo cui l’Unione europea è un bene (quasi) assoluto, una realtà (quasi) perfetta Continua a leggere

IL CRIMINE DI AGGRESSIONE E LA MANCATA RATIFICA DELL’ITALIA – A Cura di Ferdinando Imposimato

Il pericolo di una guerra preventiva

Ai primi di febbraio 2015 i Ministri degli Esteri e della Difesa italiani disegnavano un’Italia “pronta a combattere” in Libia. E sollecitavano una risoluzione del consiglio di sicurezza ONU per l’uso della forza per fermare le minacce dell’Isis (Corsera 20 febbraio 2015). Gli italiani avrebbero dovuto guidare la missione di guerra, che si celava sotto il paravento della missione di pace. Si voleva indurre le Nazioni Unite a fornire 50.000 uomini per occupare la Libia con mezzi pesanti per chiedere se volesse stipulare un accordo di pace (peace keeping) o subire, con la minaccia della forza, un accordo di pace (peace enforcing). Il piano venne bocciato dall’ONU.In realtà le iniziative del Governo si ponevano contro la Costituzione che prevede all’art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione della controversie internazionaliˮ. E all’art. 78 “Le camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al governo i poteri necessariˮ. Ora l’art. 78 è stato modificato prevedendo che sia la sola Camera dei deputati a dichiarare la guerra. Il problema della semplificazione della entrata in guerra dell’Italia si pone in maniera ancora più drammatica oggi rispetto al passato. Se dovesse esserci una nuova guerra, essa non potrebbe essere che atomica.

 

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