GIURISPRUDENZA – TRASFERIMENTO IMMOBILIARE E REGOLARITÀ URBANISTICA IN SEDE DI SEPARAZIONE CONSENSUALE E DIVORZIO CONGIUNTO. A cura di Fabrizio Perna, in Nuova Temi Ciociara, Anno XV – Numero 29 • 2017.

Tribunale di Frosinone, Decreto n.298 del 10/02/2016, Pres. L. Nocella – Est. S. Troiani.

E’ ammissibile, in sede di modifica delle condizioni della separazione consensuale, ottenere la sanatoria delle nullità di natura formale dell’originario trasferimento immobiliare integrando lo stesso con le disposizioni di jus superveniens in materia di atti traslativi.

“Omissis”

Rilevato che la richiesta di modifica del trasferimento immobiliare di cui al punto 4 della separazione consensuale già omologata da questo Tribunale in data 15.10.2010 mira a sanare una nullità di natura formale inerente il mancato rispetto di requi siti meramente redazionali dell’originaria disposizione patrimoniale, segnatamente la dichiarazione prevista dall’art. 40, comma 2, della Legge 28.02.1985 n.47 circa gli estremi della licenza in forza della quale l’immobile era stato costruito, estremi peraltro già indicati nell’atto notarile di provenienza richiamato negli accordi di separazione e prodotto dal ricorrente unitamente al certificato del Sindaco del Comune di ….OMISSIS ….. attestante la veridicità di quei dati. Rilevato che la possibilità di sanare la nullità prevista dall’art.40, comma 2, della legge 47/85, espressamente prevista dalla stessa norma, consente di ritenere ammissibile la modifica richiesta dal ricorrente, mentre nulla osta a che i coniugi in sede di revisione possano integrare ulteriormente il trasferimento con disposizioni di jus superveniens. Preso atto delle disposizioni rese congiuntamente dai coniugi, oltre al deposito delle planimetrie catastali e dell’Attestato di Prestazione Energetica.

P.Q.M.

Visti gli artt.710 e 738 c.p.c., dispone la modifica delle disposizioni contenute nella separazione consensuale già omologata da questo Tribunale in data 15.10.2010.

 

Tribunale di Frosinone Decreto n.1860 del 05/07/2016 Pres. Est. G. Carlomusto

E’ ammissibile, in sede di modifica delle condizioni del divorzio congiunto, modificare ed integrare le originarie attribuzioni patrimoniali tra i coniugi.

“Omissis”

Letto il ricorso presentato dai sig.ri C.L. e L.S. con il quale i medesimi domandano di correggere l’errore contenuto nelle condizioni concordate e recepite nella sentenza n. …OMISSIS … depositata in data 30.10.2012, di questo Tribunale, di declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché di modificare ed integrare le attribuzioni patrimoniali tra i coniugi come meglio specificato nel ricorso depositato in questa sede; dato atto che la concorde volontà delle parti è stata reiteratamente manifestata innanzi al G.I.;

P.Q.M.

dispone modificarsi le statuizioni contenute nella sentenza n….OMISSIS…. depositata in data 30.10.2012, di questo Tribunale, avente ad oggetto la declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra …..OMISSIS….., correggendo ed integrando le attribuzioni patrimoniali tra i coniugi come meglio specificato nel ricorso depositato in questa sede.

 

I due provvedimenti in commento confermano l’orientamento del Tribunale di Frosinone che ammette l’omologabilità delle clausole aventi ad oggetto trasferimenti immobiliari con effetto immediato, contenute nel ricorso congiunto per separazione personale o divorzio, anche dopo l’entrata in vigore dell’art.29, comma 1 bis, della legge 27 febbraio 1985 n.52 (come introdotto dalla legge 30 luglio 2010 n.122 di conversione del decreto legge 31 maggio 2010 n.78). Si è ritenuta inoltre ammissibile, in sede di modifica delle condizioni, la sanatoria delle nullità di natura formale dell’originaria disposizione patrimoniale e l’integrazione delle medesime con le disposizioni di jus superveniens (nella specie le dichiarazioni previste rispettivamente dall’art.40, comma 2, della Legge 47/85 e dall’art.29, comma 1 bis, della legge 27 febbraio 1985 n.52 e l’allegazione dell’Attestato di Prestazione Energetica).

Premessa.

E’ ormai pacifico che in sede di separazione consensuale e di divorzio congiunto le parti possano raggiungere validi accordi di natura patrimoniale (in aggiunta alle pattuizioni cd. necessarie attinenti all’affidamento e mantenimento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale ed all’assegno di mantenimento o divorzile), ivi compresi trasferimenti di diritti immobiliari. Tali accordi infatti si riconoscono meritevoli di tutela (ex art. 1322 c.c.) in quanto finalizzati a dare compiutezza al regolamento dei rapporti patrimoniali di persone, già legate da vincoli di comunione di vita, anche dopo la dissoluzione di questa e ad assicurare alle stesse maggiore serenità di rapporti personali (cfr. ex multis Cass. n.12110/1992; Cass. n. 9034/1997; Cass. n.4306/1997; Cass. sez. trib., 17.01.2016 n. 3110). Il richiamo dell’art.1, comma 25, della legge 20.05.2016 n.76 (cd. Cirinnà) alle disposizioni di cui agli artt. 711 c.p.c. e 4, comma 16, della legge sul divorzio, consente di ritenere adottabili tali trasferimenti anche in sede di scioglimento delle unioni civili. Altrettanto pacifico in giurisprudenza è che il verbale di separazione consensuale abbia natura di atto pubblico, in quanto redatto dal cancelliere con compimento di attività certificativa, e come tale sia trascrivibile a norma dell’art. 2657 c.c., dopo l’omologa che lo rende efficace (cfr. Cass. n. 4306/97 e Cass. n. 9389/2007).

Trasferimenti immobiliari consentiti.

Sono consentiti i trasferimenti “funzionali alla complessiva sistemazione solutorio-compensativa di tutta la serie dei possibili rapporti aventi significati patrimoniali maturati nel corso della convivenza matrimoniale” (cfr. Cass. 3.2.2014 n.2263 e Cass. 20.8.2014 n.18066). Sono pertanto validi i trasferimenti di diritti immobiliari che assolvano alla funzione di mantenimento del destinatario e costituiscano riconoscimenti o risarcimenti di situazioni pregresse anche di portata divisoria. Essi sono validi anche se attuati in forma di impegno a trasferire e non sono riconducibili alla causa tipica della donazione (con riferimento alla  sanzione di nullità comminata alle promesse di donazione) in quanto, in astratto, la mancanza di un corrispettivo non costituisce necessariamente indice di liberalità  e,  in concreto, essi costituiscono negozi atipici con propri presupposti e proprie finalità (cfr. Cass. 12.04.2006 n.8516; Cass. 22.11.2007 n.24321) la cui causa è costituita dall’assetto dato dai coniugi ai mutati rapporti familiari, con conseguente esclusione della riconducibilità alla causa tipica della donazione (cfr. Cass. 3.02.2014 n.2263). Parte della dottrina individua nei trasferimenti in oggetto, con o senza controprestazione, una vera e propria causa tipica, qualificata appunto di “definizione della crisi coniugale”, arrivando a considerarli quali condizioni essenziali della separazione o del divorzio, nel senso che senza gli stessi i coniugi non avrebbero acconsentito ad una definizione non contenziosa della crisi coniugale (cfr. G. DORIA, Autonomia privata e “causa” familiare, Milano, 1996, p. 281; G.OBERTO Milano, 1999, I contratti della crisi coniugale, p. 709 in Fam. e dir., 2000, p. 86 e ss.,).

Beneficiari del trasferimento possono essere anche i figli, nel qual caso si utilizza lo strumento del contratto a favore del terzo che consente di risolvere anche il problema dell’eventuale necessità, nel caso dei figli minorenni, dell’autorizzazione del Giudice Tutelare e della nomina di un curatore speciale previste dall’art. 320 c.c.. Si ritiene infatti che l’art. 1411, primo comma, c.c., non attribuisca al terzo la veste di parte, né in senso formale, né in senso sostanziale rispetto alla convenzione negoziale in suo favore, con la conseguenza che l’accordo concluso tra  i genitori non richiede l’osservanza delle norme sulla rappresentanza dei minori e sarà trascrivibile a prescindere dall’eventuale adesione, che incide non già sulla produzione degli effetti (reali od obbligatori) ma solo sulla possibilità di revoca da parte dello stipulante o di rifiuto da parte del terzo, non più possibile dopo l’adesione. (cfr. Cass., 5 gennaio 1985, n. 11, in Arch. giur. circ. sin. str., 1985, p. 586; Cass. 21 dicembre 1987, n. 9500, in Riv.dir.  civ., 1989, II, p. 233;   Cass., 17 giugno 2004, n. 11342, in Giust. civ., 2005, I, p. 4).

L’ipotesi più ricorrente nella pratica, che è stata oggetto di esame da parte della giurisprudenza, è quella dei trasferimenti immobiliari a scopo di mantenimento, attuati quindi in favore dei figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti. Non può però escludersi pregiudizialmente, attesa l’ampia funzione attribuita dalla Suprema Corte ai trasferimenti in oggetto (appunto di negoziazione “globale” tra i coniugi a seguito del mutato assetto familiare) che possa ritenersi legittimo un trasferimento in favore del figlio autonomo, motivato dall’esigenza di sottrarre un bene al patrimonio del cedente per evitare che subentrino nuovi eredi concorrenti al futuro asse ereditario.

La verifica in concreto della funzione compositiva dei trasferimenti in oggetto, in relazione al mutato assetto familiare, è svolto dal Presidente del Tribunale che, in sede di comparizione personale, interroga i coniugi sulle finalità sottese al trasferimento prospettato, anche per evitare che si effettuino divisioni mascherate al fine di eludere il pagamento delle imposte. Inoltre tali trasferimenti, pur se diretti in astratto a realizzare interessi meritevoli di tutela ai sensi del 1322 c.c., possono in concreto ledere l’interesse dei creditori con riferimento all’integrità patrimoniale del coniuge disponente. La Suprema Corte al riguardo ammette l’esperibilità dell’azione revocatoria, sia ordinaria che fallimentare, non costituendo un ostacolo a ciò l’avvenuta omologa della separazione che lascia immutata la natura negoziale del trasferimento (cfr. Cass. sez. I, 12.04.2006 n° 8516; Cassazione Civile, sez. III, 13.05.2008 n° 11914; Cass. sez. III, 22.01.2015 n° 1144).

I trasferimenti in oggetto, come accennato, usufruiscono dell’esenzione fiscale prevista dall’articolo 19 della legge74 del 1987 il quale dispone che “tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ….. sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa” (cfr. Cass. 30.5.2005 n.11458 sulla falsariga dell’orientamento già espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza 10 maggio 1999 n.154 e 11 giugno 2003 n.202). Per quanto riguarda i trasferimenti a favore dei figli, l’Agenzia delle Entrate con circolare 21 giugno 2012 n. 27 ha stabilito che l’esenzione fiscale deve ritenersi applicabile a condizione che il testo dell’accordo omologato dal tribunale preveda esplicitamente che l’accordo patrimoniale a beneficio dei figli, contenuto nello stesso, sia elemento funzionale e indispensabile ai fini della risoluzione della crisi coniugale. La stessa circolare chiarisce poi che non si perde l’agevolazione prima casa nel caso in cui, in seguito a un obbligo assunto in base all’accordo di separazione o divorzio, uno dei coniugi cede all’altro la propria quota dell’immobile prima che siano trascorsi cinque anni dall’acquisto. Ciò indipendentemente dalla circostanza che chi ha ceduto la sua “parte” acquisti o meno una nuova casa. Inoltre l’agevolazione prima casa non decade anche nel caso in cui l’accordo omologato dal tribunale preveda che moglie e marito cedano ad altri la proprietà dell’immobile, con rinuncia da parte di uno dei due a favore dell’altro dell’incasso della vendita. L’ipotesi in cui il regime di favore non continua a valere è quella in cui il coniuge, a cui è assegnato l’intero corrispettivo della vendita, non riacquisti entro un anno un altro immobile da adibire ad abitazione principale.

L’attuale quadro normativo dei trasferimenti immobiliari.

L’art. 40, comma 2, della legge 47/85 dispone che “gli atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali, esclusi quelli di costituzione, modificazione ed estinzione di diritti di garanzia o di servitù, relativi ad edifici o loro parti sono nulli, qualora gli stessi non contengano, per dichiarazione dell’alienante, gli estremi della  licenza o della concessione ad edificare o del la concessione rilasciata in sanatoria …. Per le opere iniziate anteriormente al 1° settembre 1967, in luogo degli estremi della licenza edilizia può essere prodotta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, rilasciata dal proprietario o altro avente titolo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, attestante che l’opera risulti iniziata in data anteriore al 1° settembre 1967. Tale dichiarazione può essere ricevuta e inserita nello stesso atto, ovvero in documento separato da allegarsi all’atto medesimo. Se la mancanza delle dichiarazioni o dei documenti, rispettivamente da indicarsi o da allegarsi non sia dipesa dalla insussistenza della concessione o dalla inesistenza della domanda di concessione in sanatoria al tempo in cui gli atti medesimi sono stati stipulati, essi possono essere confermati anche da una sola delle parti mediante atto successivo, redatto nella stessa forma del precedente, che contenga la menzione omessa o al quale siano allegate la dichiarazione sostitutiva di atto notorio”.

L’art.29, comma 1 bis, della legge 27.02.1985 n.52 recita: “Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento,  la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti, ad esclusione dei diritti reali di garanzia, devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale. La predetta dichiarazione può essere sostituita da un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. Prima della stipula dei predetti atti il notaio individua gli intestatari catastali e verifica la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari”. L’articolo 6, comma 3, del Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192 dispone che “nei contratti di compravendita immobiliare, negli atti di trasferimento di immobili a titolo oneroso e nei nuovi contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari soggetti a registrazione è inserita apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore dichiarano di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine alla attestazione della prestazione energetica degli edifici; copia dell’attestato di prestazione energetica deve essere altresì allegata al contratto, tranne che nei casi di locazione di singole unità immobiliari. In caso di omessa dichiarazione o allegazione, se dovuta, le parti sono soggette al pagamento, in solido e in parti uguali, della sanzione amministrativa pecuniaria da euro 3.000 a euro 18.000”. Per i terreni, l’art.30 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (che ripete quanto già contenuto nell’abrogato art.18 della Legge 47/85) prevede che “gli atti tra vivi, sia in forma pubblica sia in forma privata, aventi ad oggetto trasferimento o costituzione o scioglimento della comunione di diritti reali relativi a terreni sono nulli e non possono essere stipulati nè trascritti nei pubblici registri immobiliari ove agli atti stessi non sia allegato il certificato di destinazione urbanistica contenente le prescrizioni urbanistiche riguardanti l’area interessata. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano quando i terreni costituiscano pertinenze di edifici censiti nel nuovo catasto edilizio urbano, purché la superficie complessiva dell’area di pertinenza medesima sia inferiore a 5.000 metri quadrati.”

Il contrasto giurisprudenziale.

Molti Tribunali (tra cui Roma e Milano) consentono i trasferimenti in questione solo se attuati in forma di impegno a trasferire, rilevando come il controllo del giudice sia essenzialmente riservato alle clausole che attengono al contenuto necessario della separazione (volontà delle parti di vivere separati e pattuizioni relative ai figli e al loro mantenimento), non essendo invece richiesto alcun controllo circa aspetti propri dell’autonomia negoziale dei coniugi e che trovino solo occasione nei procedimenti di separazione, in relazione ai quali compete al giudice esclusivamente l’obbligo di non avallare negoziazioni prive dei necessari requisiti di forma e sostanza. E ciò tanto più in considerazione della complessità degli adempimenti che si accompagnano, anche a pena di nullità, al trasferimento di diritti immobiliari, nonché del principio generale della certezza e regolarità della circolazione degli immobili anche ai fini, da ultimo, del contrasto all’elusione fiscale e contributiva. Relativamente a tale ultimo aspetto, infatti, si è sostenuto che il legislatore con l’art.29, comma 1 bis, della legge 27 febbraio 1985 n.52 (come introdotto dalla legge 30 luglio 2010 n.122 di conversione del decreto legge 31 maggio 2010 n.78) avrebbe inteso delegare in via esclusiva al notaio,  a tutela degli interessi pubblici coinvolti, il controllo della corrispondenza tra    i dati degli intestatari catastali risultanti dall’atto e quelli riscontrabili dai registri immobiliari. Tale verifica, a motivo della tassatività della norma (come tale non suscettibile di interpretazione analogica), non potrebbe essere svolta dal giudice, con la conseguenza che ogni contratto  di trasferimento con efficacia reale non potrebbe essere effettuato in sede di redazione e sottoscrizione del verbale d’udienza ma dovrebbe essere stipulato successivamente innanzi al notaio (cfr. Trib. Milano, sez. IX civ., decr. 21.05.2013 in Fam. e dir., 2014, p. 600 e ss., in difformità dall’indirizzo della Corte d’appello di Milano che con precedente decreto del 12.01.2010, in Fam. e dir., 2011, p. 589 e ss, aveva invece ammesso la possibilità del trasferimento con effetto immediato). La volontà del legislatore di attribuire esclusivamente al notaio il controllo di conformità alla legge degli atti traslativi in questione sembrerebbe, da ultimo, aver trovato conferma nella legge 20.05.2016 n.76 (cd. Cirinnà) nella quale si prevede (all’art.1, comma 60) che per i contratti di risoluzione del contratto di convivenza “resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per i gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza”. L’opinione che ammette la possibilità del trasferimento immediato, a cui aderisce il Tribunale di Frosinone, fonda sostanzialmente sul principio di autonomia privata in ambito negoziale e sulla possibilità delle parti, espressamente prevista dall’art.2932 c.c. (peraltro segnalata dagli stessi sostenitori della tesi negativa), di ottenere una sentenza costitutiva che sostituisca il contratto definitivo: in tal caso sarebbe quindi il Giudice e non il notaio a costituire il trasferimento. Peraltro è ius receptum che, con l’azione di esecuzione in forma specifica dell’obbligo a contrarre, il promissario acquirente possa dimostrare la regolarità edilizia dell’immobile compromesso, a prescindere dalla volontà del promittente alienante (cfr. Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 23825/2009). Si nega inoltre che dalla citata disposizione di jus supeveniens in tema di allineamento catastale possa desumersi una generale esclusività del notaio nella redazione di atti di trasferimento di diritti reali immobiliari, con conseguente necessità della forma pubblica o, quantomeno, della scrittura privata autenticata. Senza tacere infine che l’interpretazione contraria contrasterebbe con il principio generale posto dall’art. 1350 c.c. che prevede la semplice forma scritta per la validità degli atti di costituzione e trasferimento di diritti reali immobiliari, senza ulteriori requisiti. Pertanto la complessità degli adempimenti che si accompagnano attualmente al trasferimento immobiliare (e la maggior tutela che le parti otterrebbero ove lo stesso fosse curato da un notaio) non costituirebbe un ostacolo all’omologabilità di tali accordi ove le parti forniscano, con proprie autocertificazioni e conseguente assunzione di responsabilità, tutti quei dati e dichiarazioni necessarie, per espressa volontà di legge, all’attuazione del trasferimento immobiliare.

Conclusioni

Il trasferimento immediato dei diritti immobiliari consente di definire, in unico contesto, i conflitti e gli interessi globalmente composti, molto spesso  con fatica, nell’ambito della separazione consensuale o del divorzio congiunto. Pertanto tale opportunità vale la pena di essere valutata e colta nelle situazioni di alta conflittualità tra i coniugi ove, appunto, appare consigliabile evitare successive potenziali occasioni di attrito in sede di ratifica della clausola di trasferimento, comportando tuttavia tale scelta una maggiore responsabilità e competenza da parte degli avvocati che dovranno farsi carico di assistere adeguatamente i coniugi svolgendo tutte le attività tipicamente riservate al notaio, sia nella fase di istruzione documentale e redazione del ricorso congiunto (svolgendo le preliminari indagini ipo-catastali e inserendo nella clausola le necessarie dichiarazioni a pena di nullità del trasferimento),  sia curando gli adempimenti  successivi all’omologa (trascrizione, voltura e quant’altro). Il Tribunale di Frosinone non ha adottato al riguardo un protocollo specifico contenente le indicazioni necessarie per ottenere il trasferimento immediato in sede di separazione o divorzio. Appare utile pertanto, ricapitolando, ricordare che occorrerà inserire nella clausola: – le dichiarazioni in ordine alla regolarità dei titoli edilizi. Precisamente, in caso di fabbricati la cui costruzione è iniziata dopo il 1° settembre1967, è necessario indicare tutti i titoli abilitativi rilasciati dal comune; per le opere iniziate anteriormente al 1° settembre1967, in luogo degli estremi della licenza edilizia, può essere prodotta dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà attestante che trattasi di immobili edificati anteriormente al 1° settembre 1967; se risultano, indicare gli estremi dell’abitabilità o agibilità; nell’ipotesi in cui siano state apportate all’immobile delle varianti per le quali sono stati richiesti la concessione edilizia o autorizzazioni o condoni, far rendere alla parte le relative dichiarazioni; in ogni caso corredare il fascicolo di tutti i titoli abilitativi urbanistici  successivi al 1° settembre1967 (compresi condoni edilizi, se non rilasciata la relativa concessione in sanatoria, concessioni in sanatoria, DIA, SCIA, CIL, ecc.) nonché di copia del certificato di abitabilità e/o agibilità, relativi agli immobili oggetto di trasferimento immobiliare e menzionati nell’atto di trasferimento. In caso di cessione di terreno, produrre certificato di destinazione urbanistica aggiornato (il c.d.u. ha una validità fino a un anno dal rilascio, se per dichiarazione del cedente non siano intervenute modificazioni degli strumenti urbanistici); se il terreno costituisce pertinenza di un immobile censito al catasto Fabbricati che costituisce l’oggetto principale della cessione, il c.d.u. non è necessario qualora la pertinenza sia inferiore a 5.000 mq; – le dichiarazioni, ai sensi della legge 27.02.1985 n.52, in merito alla identificazione catastale dell’immobile (conformità soggettiva e oggettiva); – se il trasferimento è a favore dei figli, al fine di usufruire delle agevolazioni fiscali di cui alla legge n. 74/1987, la dichiarazione che esso è funzionale e indispensabile ai fini della risoluzione della crisi coniugale. Al riguardo è consigliabile inserire anche la dichiarazione sul valore dell’immobile ceduto in base alla rendita catastale al fine di evitare che l’Ufficio delle Entrate, in caso di mancato riconoscimento delle citate agevolazioni, tassi il trasferimento al valore venale dell’immobile; -quanto all’APE, i trasferimenti in oggetto, non costituendo tecnicamente né vendite né cessioni a titolo gratuito (configurando appunto un tertium genus di negozio caratterizzato dai peculiari su ricordati fini e causa), non dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione della normativa in questione. Tuttavia,  stante la gravità delle sanzioni previste dal Decreto Legislativo 19.08.2005 n.192, è consigliabile osservarne le prescrizioni (di allegazione, consegna e informativa); – se il bene da trasferire derivi da successione, ai fini della continuità delle trascrizioni, è opportuno inserire nella clausola la dichiarazione del cedente di voler procedere alla trascrizione (ex art. 2.648 c.c.) dell’accettazione tacita dell’eredità, in morte del de cuius (ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 476 c.c.). Se si opta invece per il trasferimento differito, è opportuno che esso venga perfezionato nei limiti temporali ragionevolmente scanditi dai tempi tecnici per la scelta del notaio e la preparazione dell’atto, e ciò al fine di mantenere il necessario collegamento tra il trasferimento e gli accordi della separazione per loro natura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...